Rassegna Stampa

 

Agosto 2004 - « Il Tempo »

 

Università dell’Aquila

<<Ingegneria? Portiamola nell’area metropolitana>>

Sede autonoma della «d’Annunzio» o distaccata dell’Ateno aquilano. Studio e ricerca di nuove tecnologie

di Antonella Di Lorito

 

Una facoltà di Ingegneria nell'area metropolitana Chieti - Pescara, come sede autonoma della "d'Annunzio", o come sede distaccata dell'ateneo aquilano. Obiettivo: creare uno spazio per lo studio e la ricerca di tecnologie innovative, così da realizzare le condizioni ottimali per ridare slancio all'economia del comprensorio, scongiurando la minaccia di una stagnazione.

La proposta parte dall'Ingegner Paolo Di Cesare, consigliere dell'Ordine degli Ingegneri della provincia di Pescara: «In questa zona - sostiene -, dopo la nascita di un consistente polo industriale, si è passati a una riduzione delle aziende, con la relativa perdita di posti di lavoro e di competitività. Attualmente poi - continua Di Cesare - stiamo attraversando una fase di decisa deindustrializzazione. Le imprese preferiscono produrre direttamente dove il costo della manodopera è basso: e anche se la mente rimane qui in Abruzzo, è evidente che non vi sono vantaggi a livello di ricaduta sull'economia pescarese. Le nostre imprese, in definitiva, cercando di tesaurizzare i guadagni, non si preoccuperebbero più di investire in nuovi prodotti e in nuove tecnologie. E a ciò si aggiunge la mancanza di un intervento deciso e fattivo da parte degli amministratori pubblici locali».

Di qui la proposta concreta: «Una facoltà di Ingegneria in loco - sostiene Di Cesare - potrebbe favorire la nascita di un'economia basata su canoni diversi da quelli tradizionali e sicuramente più efficienti. Il fatto è che le università italiane si attestano su rendite di posizione e guardano solo alla didattica. E inoltre i docenti non si preoccupano più di creare una scuola legata al loro nome: manca quella dedizione totale per il sapere, scevra da forme di interesse. I luminari di un tempo effettuavano le loro ricerche guidati dalla passione, dalla voglia e dal desiderio di sperimentare. Non avevano di certo a disposizione i fondi che hanno quelli di oggi. L'università d'Annunzio sta cercando di superare questa empasse, creando anche alcuni centri d'eccellenza come ad esempio il Cesi (Centro studi per l'invecchiamento), attivo già da tempo presso la facoltà di medicina. Ma non basta. Il futuro dell' area metropolitana si giocherà sulla capacità di innovare la produzione che, per forza di cose, dovrà essere indirizzata verso il terziario avanzato e non più verso la semplice produzione industriale».

Spazio dunque allo studio delle tecnologie innovative: bioingegneria, nanotecnologie, studi per la ricerca di nuove energie e tutto ciò che sia frutto di una ricerca avanzata che solo una facoltà di Ingegneria è in grado di offrire.

«L'università dell'Aquila - sostiene Di Cesare - pur con tutte le sue glorie, non si è mai aperta al territorio costiero perché ha preferito concentrare la propria attenzione sul territorio dove opera. Un atteggiamento che però non ha portato neppure a grandi sviluppi industriali locali: anzi, come è ben noto, tutto il polo tecnologico aquilano è oggi in forte crisi».

Di qui la concreta proposta della istituzione di una facoltà di ingegneria nella area metropolitana Chieti - Pescara, come facoltà autonoma della d'Annunzio o come sede staccata dell'ateneo aquilano. È importante comunque che nasca come centro d'eccellenza per l'ingegneria, che sappia mettere a fuoco le tecnologie del futuro, che funga da traino per lo sviluppo della zona e che faccia soprattutto da raccordo tra i vari centri di eccellenza dell'Ateneo d'Annunzio.

 

Agosto 2004 - « Il Centro »

 

Università dell’Aquila

<<Arriva l’autobus intelligente>>

«Colibrì» risparmia sul pieno e abbatte le emissioni

di Romana Scopano

L’Aquila – E’ figlio della ricerca tutta aquilana, nato dalle menti del dipartimento di energetica dell'Università del capoluogo di regione.

Dopo tre anni di studio e sperimentazioni nell'ambito di un finanziamento europeo è diventato una realtà “Colibrì”, il primo autobus intelligente dotato di un sistema di propulsione ibrido, in grado di diminuire consumi di combustibile e abbattere le emissioni inquinanti.

Colibrì”, con le sue caratteristiche uniche nel panorama internazionale, è pronto per essere commercializzato: l'Università dell'Aquila intende depositarne il marchio e c'è già grande interesse intorno al brevetto del prototipo, presentato ieri dal suo ideatore il professor Roberto Cipollone e dal rettore uscente Luigi Bignardi.

L’industrializzazione di questo mezzo, dunque, potrebbe essere il prossimo passo, visto che “le tecnologie utilizzate lo pongono all'avanguardia nel settore e costituiscono riferimento scientifico di primo ordine, tanto che Enti di ricerca e società private hanno già dimostrato interesse al prototipo”.

L’Ateneo aquilano gongola, e meritatamente, visti i risultati ottenuti. Ma come funziona questo gioiello del trasporto pubblico del futuro? Lo spiega professor Cipolline, che nella realizzazione del progetto è stato affiancato da una equipe di circa trenta collaboratori (*), compresi laureandi della facoltà di ingegneria.

«In commercio esistono già propulsori ibridi costruiti da una casa giapponese. La novità di “Colibrì” è nel sistema di controllo, capace di adeguare consumi di combustibile e le emissioni inquinanti a seconda delle particolari situazioni di esercizio dell'autobus stesso. Per esempio nei percorsi urbani nei centri storici o nelle zone ad alta densità abitativa e di traffico, questo mezzo può avere inquinamento nullo, utilizzando solo la propulsione l'elettrica. Mentre in altre zone può funzionare a metano, garantendo un livello di emissioni comunque molto inferiore a quello degli stessi autobus a metano attualmente in uso. Ma c'è di più: in particolari condizioni meteorologiche, quando la situazione dell'inquinamento atmosferico è più grave e gli inquinanti rimangono concentrate a bassa quota, “Colibrì” diventa solo elettrico e azzera l’impatto ambientale. Se il tempo cambia, torna ad essere a metano».

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(*): dell’equipe ha fatto parte anche l’Ing. Emanuela Foglia, iscritta presso il nostro Ordine.

 

Aprile 2004 - « Il Messaggero »

 

La denuncia

<<UN PORTO DA SALVARE>>

di Luciano Troiano

PESCARA - <<Si è partiti dalla ricerca della soluzione, per dare modo alle barche di utilizzare, in modo sicuro, il porto in tutte le condizioni di tempo. dopo vent'anni, non solo non si è risolto il problema, ma lo si è aggravato>>.

E' la conclusione dell'articolo, dedicato alle vicende del porto, che Paolo Di Cesare ha scritto sul Notiziario degli Ingegneri di Pescara di aprile e che Il Messaggero è in grado di anticipare.

Di Cesare intervista, in ben dodici pagine dove ripercorre tutta la storia dello scalo marittimo, Mario Russo direttore dell'ufficio idrografico e mareografico del Genio Civile di Pescara.

<<Sono stati eliminati i pali dei moli che smorzavano le onde. Le attuali pareti lisce le accentuano - si dice nell'intervista -. La risposta è stata la costruzione della diga foranea che ha comportato l'inquinamento della riviera nord e l'erosione di quella sud>>. Così come l'interrimento dei trabocchi e la diminuzione della profondità dei fondali. <<Il molo di levante nel periodo estivo causerà un peggioramento della qualità dell'acqua marina - prosegue l'intervista -. Tre le opzioni: rimuovere la diga, interventi per attenuare gli effetti negativi della diga, realizzare il molo di levante con l'arretramento della testa del molo e dragaggio con una profondità non inferiore agli otto metri>>. Profondità che era quella esistente prima di tutti gli interventi che hanno stravolto ed ingabbiato la foce del fiume.

Sulla vicenda interviene Enrico Spina, consigliere comunale della Margherita. <<Avevamo concordato una ricognizione nel cantiere - attacca Spina - ma ci è stato vietato l'accesso. A breve inizierà il dragaggio dell'ingresso di ponente, sono soldi buttati>>.

I tre carotaggi dell'ARTA sono chiari: le sabbie contengono quantità record di mercurio, cromo, zinco, cadmio, piombo e rame: roba da tumore fulminante.

 

Rassegna Stampa - 2003

 

Rassegna Stampa - 2002